“Cose note, certo. La vittima principale, sul piano del discorso: la serietà. Cos’è la serietà? Cos’è la profondità?” (Baricco)
Cercare almeno di proteggerne e tramandarne l’esigenza e certe modalità di verifica, certi criteri di valutazione….
Giovan Battista Vico
“Un povero e marginale pensatore meridionale vissuto a Napoli nel ‘700, aveva elaborato una filosofia della storia ciclica delle civiltà (La scienza nuova, 1744). Vico argomenta che “il corso delle nazioni” tende spontaneamente a passare attraverso quelle che lui chiama età degli dei, degli eroi e degli uomini, con un andamento che asseconda quella che, due secoli dopo di lui, il biologo Haekel avrebbe denominato “teoria della ricapitolazione”: l’idea,cioè, che l’ontogenesi ricapitoli la filogenesi: le tappe dello sviluppo del singolo, dall’infanzia alla senescenza, riproducono in sintesi accelerata le tappe della storia evolutiva della specie. Nel caso di Vico, l’idea è, rovesciata, quella che le tappe di sviluppo delle civiltà seguano un corso analogo a quello del passaggio individuale attraverso le età della vita. Vi saranno quindi un’età degli Dei, l’infanzia, un’età degli eroi, la giovinezza e una della ragione, la maturità: infine, vecchiaia e decadenza. A partire dal ‘700, molte altre teorie proporranno visioni della storia con pretese di scientificità, individuazione di leggi dello sviluppo e della decadenza. Quello che mi interessa è la caratterizzazione ironica che Vico propone, a proposito dell’età della ragione e della maturità.” (Harrison)
Un decennio fa lo storico Christopher Clark titolava “I sonnambuli” un saggio sugli gli eventi attraverso i quali l’Europa era giunta alla Grande Guerra: lo stesso del romanzo con cui lo scrittore ebreo austriaco Hermann Broch, negli anni Trenta, aveva raccontato la crisi della civiltà germanica e mitteleuropea dalla quale erano emerse le contraddizioni propizie allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Successivamente, nel secondo dopoguerra, Broch scrisse la sua ultima opera narrativa, “Gli incolpevoli”: qui al centro dell’indagine è il mondo da cui sarebbero emersi il nazismo e quindi la Seconda Guerra Mondiale.
Il passaggio dai sonnambuli agli incolpevoli indica delle differenze tra due epoche catastrofiche: i primi sono i ciechi, inconsapevoli decisori politico-militari che spingono le masse verso le trincee immaginando di essere ancora nel XIX secolo; i secondi si muovono sull’onda ipnotica di ideologie capaci di giustificare i mandanti e gli esecutori dell’orrore.
Nella primavera del 2022 l’evocazione della terza Guerra Mondiale si fa sempre più insistente: se ne parla come di una possibilità imminente.
Immaginando che la profezia si realizzi, possiamo chiederci come un Broch redivivo o uno storico titolerebbero il racconto delle condizioni e convinzioni che hanno consentito alla catastrofe di avverarsi. Come ci definirebbero, a posteriori? Né sonnambuli, né incolpevoli, credo: probabilmente “Gli impotenti”.
La più efficace rappresentazione della condizione, mentale e fattuale, nella quale ci troviamo forse l’ha espressa Putin nel video in cui, riproponendo una scena sempre cara ai potenti, interloquisce con una bionda preadolescente ammaestrata, che gli recita una poesia sugli eroici soldati. Il Capo apprezza e spiega: siamo intervenuti in Ucraina perché “ Non potevamo fare altrimenti. Ci hanno costretto. Non avevamo alternative”. In seguito il rumore mediatico occidentale ha prodotto una nuvola di disquisizioni sulla malafede del russo, sulla sua paranoia, sulle sue vere intenzioni e motivazioni ecc., ma tutto ciò non sembra essere veramente rilevante: a proposito di motivazioni e malafede, come sempre, ogni discorso è destinato e finire nell’insondabile.
In effetti le parole di Putin potrebbero essere sottoscritte da tutti gli attori sulla scena, da tutti i decisori veri o presunti, da ogni capo di Stato: a partire da quello americano.
Non siamo in grado, a nessun livello decisionale, di immaginare e provare a realizzare qualche comportamento collettivo che sia, realisticamente, capace di invertire la deriva degli eventi: questo, è l’atteggiamento che sembra contraddistinguere il mondo che avanza verso l’estensione del conflitto. Si può affermarlo senza mancare di rispetto per le manifestazioni pro disarmo e per la pace: è l’impotenza il sentimento collettivo che esprime il sentire della nostra epoca terminale, come di fronte alla crisi climatica, alle diseguaglianze abissali, al dinamismo tecnologico…