L’opposizione condizionata contro il consenso puro
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La società del consenso puro
- Il problema maggiore dell’umanità in questa fase storica è il progressivo scollamento tra la persona e l’azione. In esso si deve ricercare la fonte di molti mali gravi che affliggono l’umanità. Sembra che la persona sia agita, anziché agire. È in genere attraverso delle rappresentazioni – immagini o immagini in movimento – che si compie l’allontanamento progressivo della persona dalla vita realmente vissuta. Questa situazione è l’ultimo atto di un cambiamento dai caratteri cumulativi che prese piede originariamente in Europa, si diffuse in seguito alle sue propaggini oltreoceano e fu infine esteso ad altre aree del mondo. I concetti e le categorie impiegati per descrivere il cambiamento sono stati definiti dagli europei stessi. Alcuni di essi sono: rivoluzione industriale, modernizzazione, sviluppo economico, occidentalizzazione, capitalismo. Il risultato di questa evoluzione è efficacemente descritto dalla nozione, pure nata in occidente, di spettacolo.
- Lo spettacolo è un coacervo di sottili elementi psicologici, sociali, economici, culturali, tecno-scientifici e politici, e delle relazioni tra questi elementi. Questo complesso insieme prende la forma banale di una ininterrotta rappresentazione di fronte a un pubblico, che assiste passivamente allo sperpero della propria vita: “la vita delle società nelle quali regnano le condizioni moderne di produzione si annuncia come un’immensa accumulazione di spettacoli” (Debord).
- È difficile stabilire se siano le strutture socio-economiche a determinare le sovrastrutture politico-culturali o vice versa; piuttosto, le une determinano le altre, le quali a loro volta hanno delle ricadute sulle prime, e così via. Il coacervo spettacolare è il risultato di questa causazione circolare cumulativa. Si tratta di una sequenza che procede a mo’ di spirale, in cui ogni passo dipende dal precedente. Essa si fonda su cinque postulati e almeno tre teoremi fondamentali. I postulati: 1) l’accrescimento del benessere materiale medio dell’uomo è desiderabile in ogni circostanza; 2) l’uomo è separato dalla natura; 3) l’uomo è la forma di vita più sviluppata; 4) l’uomo occidentale è la forma di vita umana più sviluppata; 5) la scienza può spiegare tutto e fondare le scelte dell’uomo. I teoremi: 1) livelli superiori di benessere materiale possono essere raggiunti solo se la natura viene dominata e controllata dall’uomo; 2) la natura può essere dominata e controllata dall’uomo solo attraverso l’applicazione della scienza occidentale, ossia attraverso la tecnica; 3) le tradizioni culturali e politiche che non riconoscono uno o più dei cinque postulati non permettono di aumentare il benessere materiale dell’uomo, quindi sono inferiori e devono essere superate.
- Le origini della odierna società dello spettacolo sono da ricercarsi nella percezione della tecnica come strumento – ma anche come fine in sé – di dominio e controllo della natura allo scopo di accrescere il benessere dell’uomo. Concentrandosi sullo sfruttamento della natura e sulla liberazione dell’uomo dalle catene della terra, tale visione assolve anche al compito di occultare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La diffusione di questi meccanismi incontrò dure resistenze, che furono tuttavia superate attraverso incessanti perfezionamenti della mega-macchina. Man mano che questo sistema andava perfezionandosi, le nuove forze di opposizione nel frattempo emerse perdevano vigore e potevano facilmente essere schiacciate. È la società dello spettacolo che riesce laddove hanno storicamente fallito tutte le altre forme di schiavitù e tirannia. Attraverso la rappresentazione spettacolare, lo sfruttamento si compie in maniera “armoniosa”, escludendo o quasi ogni possibile conflitto. La grande massa delle persone ne è infatti inconsapevole ed anzi gioisce della propria schiavitù nel consumo crescente di beni sempre più superflui quanto intangibili. Lo spettacolo, come il diavolo, ha sempre due facce: una palese che alletta e ammicca; e una nascosta, che soggioga e ghigna. Un doppio vincolo (Bateson), fonte di comunicazioni ambigue e incoerenti, lega dunque lo spettatore allo spettacolo, che è più di un insieme di immagini: è “un rapporto sociale tra persone, mediato da cose” (Debord). Anche se il rapporto è definito socialmente, le sue implicazioni sono prima di tutto individuali. La natura doppia del legame induce nel singolo uno stato di dissociazione mentale caratterizzato dall’offuscamento delle facoltà critiche e dallo svilimento del desiderio.
- Coloro i quali hanno raggiunto la chiara consapevolezza dello sfruttamento sottostante le mistificazioni spettacolari si trovano nella quasi impossibilità di cambiare lo stato presente delle cose, per tre motivi principali. Primo, la banalizzazione spettacolare soffoca ogni tentativo di instaurare una dialettica nella società. La sola esistenza possibile oggi è nello spettacolo, quindi se delle idee circolano al di fuori di esso, semplicemente non esistono; ma se entrano nei suoi circuiti, immediatamente diventano parte dello spettacolo, perdono perciò stesso la loro tensione “negativa” e vengono falsificate, derise e screditate – in una parola, banalizzate – con tanta più furia quanto più pregnanti esse sono in principio. Secondo, la confusione spettacolare spinge a dubitare su tutto, compresi eventi o catene di eventi sui quali in tempi anteriori non si avrebbe avuto il minimo dubbio. Tutto è plausibile e nel contempo inaccettabile – è la fine della chiarezza. Anche ammesso che la critica allo stato di cose presente riesca ad ottenere una qualche eco senza essere banalizzata, essa non sarà, dal punto di vista dello spettacolo, espressione di un punto di vista alternativo, i cui contenuti e le cui implicazioni sono chiaramente definiti; poiché tutto deve entrare nella logica del sistema, lo spettacolo attiverà la confusione quale arma per spossessare la critica della sua valenza alternativa e rivestirla di generica ambiguità spettacolare. Infine, la solitudine di massa, esito della fornitura a domicilio di immagini spettacolari, dialoghi ed esperienze virtuali, ostacola la riunione con scopi diversi dal divertimento organizzato e quindi riduce le occasioni di incontro e scambio tra i consapevoli – cioè l’unica possibilità per ricostruire un pensiero ed un’azione non spettacolari.
- Il dominio dello spettacolo conduce per gradi alla società del consenso puro.
- Se si giudica desiderabile la liberazione dell’uomo dalle catene della schiavitù, è allora necessario opporsi allo stato di cose presenti, in quanto soggioga profondamente ed in modo subdolo l’uomo. Tuttavia, l’unica forma di opposizione efficace contro la società del consenso puro è l’opposizione condizionata.
- Finora, le più autentiche forze di opposizione allo stato di cose presente hanno trovato soltanto un’espressione pura, secondo modalità diverse, ma tutte accomunate dal riconoscimento che la coerenza del pensiero e dell’azione per se stessi e tra di loro richiede il rifiuto completo del sistema in ogni suo aspetto particolare. La dimensione di pensiero e azione del sistema viene in toto abbandonata a favore di quella che lo nega; alla realtà positiva si contrappone senza mezzi termini un’alternativa storicamente realizzabile (o supposta tale). Si prende a vivere “fuori” – in intelletto, parola e atto. È dubbio se tale impostazione, profondamente ideologica, possa avere un’efficacia concreta nel combattere il sistema senza introdurre aberrazioni. Le esperienze finora condotte hanno sempre implicato delle aberrazioni, sia che siano riuscite o meno a produrre dei cambiamenti significativi.
- La presenza dello spettacolo è invadente a tal punto che oggi l’aspetto decisivo del sistema non è più tanto la falsificazione della realtà ad opera dello spettacolo, quanto la autentica falsità della realtà stessa. Lo spettacolo dapprima scompone e suddivide la realtà; quindi la ricostruisce permeandola di sé. La realtà diviene così la migliore forma di pubblicità a favore dello spettacolo. Ciò è testimoniato dal fatto che il mondo è in misura crescente una giustapposizione di non luoghi (Augé) impersonali, asociali e astorici, e di luoghi storici e identitari ricostruiti, deturpati, banalizzati e confinati al ruolo di merci turistiche o curiosità. Esempi dei primi sono i grandi centri commerciali e l’automobile (in quanto “luogo mobile”); il museo e la “città-museo”, di cui l’Europa abbonda, sono esempi delle seconde. Di fronte a una tale corruzione della realtà, che certifica la potenza dello spettacolo, possono avere successo solo forme di opposizione che combattano lo spettacolo senza mai pretendere lo scontro frontale con esso; in caso contrario, esse verrebbero distrutte o banalizzate in men che non si dica. L’opposizione deve tornare ad albergare le catacombe; scorrere nel sottosuolo come un fiume carsico; viaggiare parallelamente allo spettacolo; entrarvi in contatto quando la circostanza lo richiede, sebbene evitando in modo assoluto la omologazione ad esso. Ciò che l’opposizione non deve mai fare è stabilire per principio la collisione sistematica con lo spettacolo. Nel presente, questa scelta significherebbe rifiutare la realtà stessa – che è ormai indistinguibile dallo spettacolo – e chiudersi, ancor più di quanto non si sia fatto in passato, in un mondo di speranze false e pericolose, sia sul piano individuale sia su quello sociale sia su quello politico.
- L’uomo è un essere essenzialmente ludico: egli ha una naturale tendenza al gioco. E il gioco è l’essenza dello spettacolo.
- Lo strumento principale di dominio e suggestione politico-sociale è ludico, non religioso, etico o politico. Si tratta di un gioco passivo – la persona “è agita” – che ha per contenitore il tempo libero. Due ne sono le finalità. La prima: il tempo libero deve essere occupato, anzi sprecato, onde evitare che la massa dormiente ricominci a pensare e, di conseguenza, ad opporsi. La seconda: il tempo libero fornisce lo sbocco sicuro per l’eccesso di merci. È così che il sistema è in grado di riprodursi con grande efficienza, nel contempo prevenendo ogni contestazione e assicurando l’inizio di un altro ciclo produttivo. Il gioco è una leva eccellente per la “fabbricazione” della domanda, divenuta ormai un bene come altri. Le tecniche di mercato (marketing) sono le varie operazioni del processo produttivo da seguire per “fabbricarla”. Si tratta di fasi puramente immateriali, perciò apparentemente improduttive. Ma questa è solo un’altra mistificazione del capitalismo maturo, le tecniche di mercato sono al contrario le componenti più produttive del lavoro socializzato. Come l’operaio rappresentativo della prima rivoluzione industriale – in cui si diffuse l’uso delle macchine nella produzione – partecipava ad un momento della fabbricazione del prodotto materiale, così “l’operaio” rappresentativo della seconda rivoluzione industriale – in cui s’impone la produzione di massa e la creazione dei bisogni – partecipa ad un momento della fabbricazione della domanda. È facile per il sistema generare “familiarizzazione” con modalità sempre nuove di gioco – si richiede la fantasia di un pugno di uomini di marketing, autentici “operai della domanda”, e di un esercito di addetti alla distribuzione, alla logistica e ad altri settori del terziario.
- L’evoluzione del capitalismo è diretta verso forme via via più economiche di produzione. Ciò avviene semplicemente perché il fine dato e arbitrariamente definito della produzione capitalistica è il profitto. Quindi, il problema del capitalismo consiste nell’uso di mezzi scarsi disponibili per usi alternativi allo scopo di massimizzare il profitto (o l’utilità individuale, dal lato del consumo). Ora, se la produzione è sempre più produzione standardizzata di divertimento organizzato, lo spettacolo è la forma più economica di divertimento organizzato (Volli). Per il venditore questa consente di ottenere il massimo profitto col minimo sforzo, è sufficiente offrire delle immagini. Ma lo spettacolo è economico anche per chi ne fruisce, perché non richiede che una minima attività.
- L’uomo del tempo spettacolare è sempre vittima della classica alienazione che trae origine dalla vendita della sua energia fisica o intellettuale in cambio di una remunerazione in denaro. E la sua mente è comunque ottusa dalla parcellizzazione dei processi produttivi, specchio micro-economico della parcellizzazione macro-sociale del mondo. Di conseguenza, quest’uomo non riesce ad avere la visione d’insieme del funzionamento né, da lavoratore, del singolo processo produttivo né, da cittadino, della società nella sua totalità. Eppure, una seconda forma di alienazione caratterizza la sua esistenza economica nella società dello spettacolo. “Più aumentano la razionalizzazione e la meccanizzazione del processo lavorativo, più l’atteggiamento del lavoratore perde il suo carattere di attività per trasformarsi in un atteggiamento contemplativo” (Debord). Se l’uomo è in misura decrescente un produttore diretto coinvolto in una mansione fisica, egli è d’altra parte in misura crescente un produttore indiretto coinvolto in una mansione metafisica, il consumo. “Il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare” (Baudrillard); oppure, “ogni consumatore è un lavoratore a domicilio non stipendiato che coopera alla produzione dell’uomo di massa” (Anders).
- Lo spettacolo è la negazione della conversazione, la negazione dell’espressione a favore della comunicazione. Il mezzo impiegato non è indifferente: la parola scritta, le immagini ferme o in movimento hanno un impatto diverso sull’individuo. La lettura è un gesto che richiede uno sforzo di volontà e stimola la conversazione; la lettura è oggi l’attività più rivoluzionaria, la base della “rivoluzione della vita quotidiana” (Vaneigem). Una raffigurazione artistica può anch’essa provocare un coinvolgimento attivo, ma di minore intensità e con minore sforzo. Il cinema sonoro è per la maggior parte inattività e finisce per contaminare e corrodere la conversazione (mentre il cinema muto preserva una porzione consistente d’immaginazione). La televisione uccide definitivamente ogni residuo di pensiero ed attività; la televisione richiede di non pensare, è la massima inattività conformistica. Lo spettatore così inebetito dal mezzo di comunicazione di massa regredisce a uno stadio di completa “incoscienza”, con tutti i connotati propri di un nirvana, liberazione dal pensiero attraverso lo spettacolo – il contrario di ciò che è auspicabile, ossia la liberazione del pensiero attraverso modalità non-spettacolari.